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Metodo RAVNI

Le malattie della colonna vertebrale e delle articolazioni occupano, ormai da tempo, un posto dominante fra le patologie più diffuse su scala planetaria.
Ciò è dovuto a fattori legati a specificità precipue tanto ambientali, nei vari paesi, quanto personali dei singoli soggetti coinvolti. Ma soprattutto è dovuto, ed è il denominatore comune delle società più avanzate, al modo di vita quotidiano, alla sedentarietà diffusa, al rifiuto altrettanto diffuso, o spesso anche all’impossibilità, di percorrere, camminando, a piedi lunghi tratti di strada ogni giorno, con metodo e costanza, non saltuariamente, come generalmente avviene (quando avviene).
Le statistiche dicono che, raggiunta l’età di 30 anni, il 7% della popolazione mondiale soffre di quello che genericamente viene definito "mal di schiena" e che il 25% lamenta forme subcliniche.

Tra i malati che soffrono di "mal di schiena" e di conseguenti manifestazioni neurologiche secondarie, prevalgono i pazienti giovani e dell’età di mezzo (40-50 anni), quindi pazienti che appartengono alla fascia dell’età lavorativa e che prevalentemente si indirizzano verso terapie farmacologiche per ottenere un regresso il più rapido possibile della sindrome dolorosa.
Ma non sempre e non per tutti le medicine risultano della stessa sperata efficacia, mentre sempre e per tutti l’uso dei farmaci, specie se intenso e prolungato nel tempo, può comportare effetti secondari fastidiosi, quando non dannosi.
Gli effetti secondari sono i limiti oggettivi di ogni terapia farmacologica. Tuttavia questi limiti, se devono necessariamente essere accettati (senza comunque mai rinunciare ad un rigoroso controllo medico) nei casi in cui la terapia farmacologia non ha un’alternativa, possono diventare puramente virtuali, cioè non esistere affatto, quando l’alternativa esiste e dunque cessa il bisogno perentorio di assumere farmaci.
E’ il caso del "mal di schiena", che può essere curato attraverso un trattamento manuale della colonna vertebrale senza ricorso a medicine di sorta.

Fra i vari metodi di trattamento manuale della colonna vertebrale, ne figura uno di origine plurisecolare, in Russia e Ucraina, che in epoca recente è stato messo a punto dall’Accademico Nikolaj Andreevich Kassian, accademico delle Scienze dell’Ucraina.
Tale metodo è noto appunto come Metodo del Dr. Kassian e nel corso degli anni è stato rielaborato e aggiornato dal prof. Saidbegov. La tecnica, da lui definita Riposizionamento Vertebrale e Articolare non Invasivo (RAVNI), si differenzia dagli altri per queste due ragioni sostanziali:
    1) Può essere applicato solo da specialisti, i neurologi e gli ortopedici, e medici che abbiano una lunga esperienza.
       Occorrono non meno di 5-7 anni di tirocinio giornaliero perché un operatore possa divenire padrone della metodica.
    2) L’uso, nella manipolazione della schiena, delle cosiddette "leve corte", ossia delle apofisi vertebrali.

Il Metodo RAVNI consente all’operatore di intervenire sul focolaio patogeno fin dal primo giorno del trattamento e di curare, in contemporanea, tutta la colonna vertebrale e le diverse articolazioni in sofferenza.
Questo metodo viene impiegato con successo nella cura delle seguenti patologie:
- scoliosi,
- cifosi giovanile,
- artrosi delle articolazioni delle estremità inferiori e superiori,
- artrosi cervicale, del torace e lombo-sacrale,
- loro manifestazioni secondarie (cefalgie, cervicalgia, dorsalgia, lombalgia, lombo-sciatalgia, disturbi del flusso vascolare vertebro-basilare – sindrome arteria vertebrale, ecc.),
- discopatie,
- protrusione ed ernia (anche espulsa) del disco,
- periartrite delle articolazioni delle estremità,
- periartriti scapolo-omerali,
- epicondiliti,
- stiloiditi ecc.


La terapia inizia con uno studio particolareggiato dei risultati delle indagini strumentali, una visita neurologico-ortopedica completa, una diagnosi sullo stato patologico della colonna vertebrale o dell’articolazione usando una particolare sensibilità delle dita acquisita per pluriennale esperienza.
Lo scopo principale delle manipolazioni è lo sblocco (mobilizazione) del segmento vertebrale – sede della patologia, e di tutta la colonna vertebrale, la normalizzazione dei rapporti intervertebrali con l’eliminazione della deformazione delle capsule delle articolazioni intervertebrali e loro "sublussazione" per ripristinare i movimenti nel segmento vertebro-motorio e quindi l’eliminazione dell’infiammazione e del dolore.
La terapia ha come effetto il rilassamento di muscoli e tendini e il ripristino della funzione biomeccanica della colonna vertebrale. Grazie alle manipolazioni, migliora la circolazione del sangue, la circolazione linfatica, il metabolismo delle cellule non solo nel segmento dolente, ma lungo tutta la colonna vertebrale: il che a sua volta fa migliorare i processi metabolici nel tessuto cartilagineo, nonché attorno ai dischi e alle articolazioni.
Come si sa, nella patologia dei dischi intervertebrali dovuta al conflitto disco radicolare, avvengono i cambiamenti strutturali metabolici nei tessuti adiacenti, tendini, legamenti, muscoli neurosteofibrosi. Si agisce anche su queste formazioni.
Per quel che riguarda l’ernia del disco, il metodo permette di rimetterla a posto solo nel periodo acuto (prime ore – qualche volta primi giorni dall’uscita). Se è passato un lungo periodo dall’insorgenza dell’ernia, le manipolazioni manuali permettono di eliminare il processo infiammatorio intorno all’ernia, eliminare l’edema, far assorbire la parte liquida in essa formatasi con conseguente calcificazione dell’ernia stessa e la totale liberazione della radice del nervo compressa. Si avrà quindi l’eliminazione della sindrome lombosciatalgica e il ripristino della funzionalità dei segmenti vertebrali e di tutta la colonna.
La terapia è articolata in cicli di 10 sedute ciascuno, con cadenza giornaliera.
Durante ciascun ciclo di terapia manuale il paziente deve sospendere tutte le terapie eventualmente seguite, come ad esempio la fisioterapia e la ginnastica medica. E’ altrettanto opportuno che egli sospenda le pratiche sportive e si astenga dai lavori faticosi.
Al termine di ciascuna seduta terapeutica è buona norma osservare 20-30 minuti di riposo su un lettino.

Regole da osservare dopo ogni ciclo terapeutico

I vantaggi del Metodo RAVNI

Le controindicazioni del metodo RAVNI




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